Dare un volto ai propri eroi

Ciascuno di noi ha i suoi propri eroi.

Uno scienziato geniale, un campione sportivo, un attore affascinante. I più diversi personaggi possono rappresentare gli eroi per le persone più diverse.

E chi, quando ha un eroe, non sogna di poterlo incontrare, di andare oltre un poster attaccato sul muro?

Chi non immagina di sentirne la voce a pochi passi da sé?

Ebbene, anch'io ho i miei eroi. Che dire, sarò noiosa forse, ma quelli che io sogno di incontrare sono gli autori dei miei libri preferiti.

Quest'anno sono stata davvero fortunata. Andando alla Fiera internazionale del libro per ragazzi a Bologna, ho avuto il piacere (e l'onore?) di incontrare alcuni degli autori per ragazzi che amo di più.

Bruno Tognolini, il mago, al quale più d'una volta ho dedicato parole che dicessero (sebbene in minima parte) l'ammirazione che nutro nei suoi confronti. L'avevo già incontrato, ma ho avuto la fortuna di reincontrarlo e scambiare due parole con lui.

Lui è proprio quello che immaginavo: un uomo da cui traspare una profonda genuinità. Semplice nei modi, quasi schivo, ma attraente per quella fluidità della parola che ti vien voglia di rapinare.

Roberto Piumini è uno dei miei miti assoluti, uno dei (millemila?) libri che ha scritto è quello che, ogni volta che lo rileggo (spesso) mi infonde una tale emozione che puntualmente gli alunni di turno mi guardano strano e mi chiedono Maestra, piangi?. Il titolo di questo libro è Mattia e il nonno.

Sono stata presente a un incontro (dei tanti) in cui, per cambiare, si parlava della lettura e dei ragazzi.

Vi dirò. L'impatto visivo e l'ascolto della sua voce così colta e pronta a rispondere a qualsivoglia argomento mi hanno lasciato un gran senso di freddezza.

Sapete la sensazione di quando si guarda un ragazzo o una ragazzo dalla finestra? Passa tutti i giorni e pian piano costruiamo, su di lui o lei, una storia. Immaginiamo la sua voce, i suoi gusti, persino i suoi pensieri. E alla fine ce ne innamoriamo. Ma nella realtà siamo innamorati dell'immagine che noi stessi abbiamo costruito. Così, nel momento in cui, per caso ci troviamo quella persona di fronte, quasi sempre la ridimensioniamo. Scontorniamo i suoi pregi: li avevamo inventati o sentiti raccontare da altri. Accentuiamo i difetti: creiamo anche quelli che non ha.

In un batter d'occhio ci troviamo a rapportarci con qualcuno che nella realtà non è mai esistito e spesso, l'impatto, ci lascia un gran senso di vuoto. Peccato!

 

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