Stalking e violenza alle donne

StalkingIl libro Stalking e violenza alle donne, curato dal Forum - Associazione Donne Giuriste, raccoglie i contributi di tante donne operanti in vari ambiti quali università, magistratura, avvocatura, giornalismo, associazionismo che affrontano il tema delle donne vittime di violenza e stalking in chiave propositiva ovvero per proporre tutele, rimedi e prevenzione.

Nel febbraio 2007 l'Istat ha presentato i dati di una indagine per la prima volta interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne. Il risultato di questa indagine è inquietante: Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner (come il 69,7% degli stupri) e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime: ben un milione e 400mila (il 6,6%del totale) ha subito uno stupro prima dei 16 anni.

Dai dati raccolti emerge che sono 6.743.000 le donne vittime di violenza fisica o sessuale (il 31,9%), 5 milioni di violenze sessuali (23,7%), 3.961.000 di violenze fisiche (18,8%). Ben 6.092.000 donne hanno subito solo violenza psicologica dal partner attuale (36,9% delle donne che vivono al momento in coppia). Un milione e centomila hanno subito 'stalking', cioè comportamenti persecutori.

Dati impressionanti!!! Daalla consapevolezza di questi dati è nata la legge sullo stalking, del 2009, che se non altro ha dato degli strumenti per combattere una forma di violenza particolarmente difficile da combattere senza una legge ad hoc, come emerge chiaramente da questo libro, in cui si esaminano caso reali e per ogni caso si evidenziano le difficoltà derivanti dalla mancanza di una legge.

Adesso la legge c'è ed è un passo in avanti molto importante... ma non basta, quello che è necessario, e in questo libro viene evidenziato molto bene, è proprio un cambiamento di linguaggio, di rappresentazione dell'immagine femminile, di acquisire l'abitudine a imparare a nominare la violenza e conoscerla facendola diventare un tema fondamentale anche dei processi educativi, a non fare della violenza un problema delle donne, a introdula come tema nell'educazione.

Il linguaggio: i "diritti dell'uomo" dovrebbero essere diritti dell'uomo e della donna, se la "patria potestà" non esiste più perchè si usano ancora queste parole, invece di parlare di potestà genitoriale?

La rappresentazione dell'immagine femminile: non c'è bisogno di arrivare alle veline, le letterine, le "prosciuttine". Il Corriere della Sera ha titolato un articolo sulla moda: "Abbigliate come animali di lusso" e la Stampa ha dato come titolo: "Il sexy assessore smaschera i disservizi" perchè l'assessora in questione in gioventù aveva fatto la miss ed è di bell'aspetto.

Nominare la violenza vuol dire evitare il non detto, il primo passo per affrontare la violenza è conoscerla, riconoscerla, parlarne, soprattutto per quella che non lascia segni.

Non è un problema di donne. Si parla sempre delle vittime ma mai dei carnefici. "Le donne devono uscire dal silenzio", "Non devono subire senza ribellarsi", "Devono trovare il coraggio di denunciare". Tutto giustissimo ma sono solo le donne a doversi proteggere e non anche gli uomini a non doverle attaccare?

E poi c'è l'educazione dei nostri figli: maschi e femmine. Affinchè i primi non diventino dei lupi e le seconde non siano considerate delle Cappuccetto Rosso disobbedienti solo perchè decidono di lasciare il sentiero per andare a raccogliere fiori!

Commenti

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Elementi HTML permessi: <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
1 + 0 =
Risolvi la somma algebrica. Esempio : per 1 + 3 inserisci 4