Tra stupore e venerazione

Lei allora gli prese le spalle, lo voltò, si sistemò contro la roccia morbida di muschio, si poggiò la schiena del fratello sul petto, la nuca sulla spalla, la testa sulla testa, e finalmente chiuse gli occhi insieme a lui.

Non c'era più missione, protezione, non c'era niente da fare se non quello.

Non c'era al mondo nessun Messia bambino che le chiedesse di svegliare quel bambino che le dormiva addosso.

Ogni bambino è nato Messia, e bisogna cullarlo.    
             

(da "Lilim del tramonto" di Bruno Tognolini)


Mi piace pensare che se mettessi questo volume tra le mani di un ragazzo, lui si siederebbe in un angolo, al riparo da qualsivoglia possibile fonte di distrazione e comincerebbe l'avventura meravigliosa del cammino tra le pagine impervie di questo libro affascinante.

Sono ben povere le parole che io posso spendere di fronte a questo scritto di una maestria straordinaria.

L'autore è Bruno Tognolini. Credo sia noto  ai più, non mi arrischio a dire che è noto a tutti.

Solitamente quando leggo qualcosa di suo, mi assale una sensazione che mi fa sentire leggera, mi dà il senso dell'evanescenza. Ma oltre a questo, diciamolo pure, provo un profondo senso d'invidia.

Scrittori si nasce? O lo si diventa? E se si nasce scrittori, si nasce Tognolini?

Se avesse senso o se fosse vero che viviamo altre vite, qualcuno può assicurarmi che nella mia prossima vita sarò lui?

 



 

 


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